Pubblicato il Maggio 15, 2024

L’obiettivo non è scegliere tra BTP e obbligazioni corporate, ma costruire un’architettura di rendimento su misura che generi un flusso di cassa prevedibile.

  • Il rendimento extra delle obbligazioni corporate è il compenso per rischi specifici (credito, subordinazione) che è fondamentale comprendere prima di investire.
  • La fiscalità agevolata al 12,5% rende i BTP uno strumento di efficienza fiscale quasi imbattibile per l’investitore italiano rispetto ad alternative tassate al 26%.

Raccomandazione: Invece di inseguire il singolo titolo dal rendimento più alto, pianifica un “calendario cedolare” diversificando scadenze, emittenti e tipologie di rischio per garantirti una seconda pensione immediata.

Sei un investitore alla ricerca di alternative al conto deposito, frustrato da rendimenti che a malapena coprono l’inflazione, ma al contempo desideri la sicurezza di cedole periodiche e scadenze certe. La domanda che ti poni è quasi sempre la stessa: meglio puntare sulla sicurezza dei Titoli di Stato italiani come i BTP o cercare quel rendimento extra offerto dalle obbligazioni societarie? Questa è una domanda legittima, ma pone il problema in modo incompleto. Le discussioni si fermano spesso a un confronto superficiale tra rischio emittente (Stato vs Azienda) e rendimento lordo, trascurando i veri motori che determinano il successo o il fallimento di un portafoglio obbligazionario.

La verità è che la contrapposizione è un falso dilemma. La vera abilità non sta nel decidere se comprare “solo BTP” o “solo corporate”, ma nel diventare architetti del proprio rendimento. Significa padroneggiare concetti come la duration, il rischio di subordinazione, l’efficienza fiscale e la struttura delle scadenze per costruire un portafoglio diversificato che non solo offra un rendimento superiore, ma lo faccia in modo prevedibile e allineato con i tuoi obiettivi di vita, come la creazione di un’entrata integrativa stabile.

Ma se la chiave non fosse la semplice scelta dell’emittente, ma piuttosto la comprensione profonda dei meccanismi di rischio e rendimento? Questo articolo ti guiderà oltre la superficie. Analizzeremo perché un’obbligazione rumena offre un rendimento doppio rispetto a una tedesca, come sfruttare le obbligazioni “sotto la pari” per una plusvalenza certa, e quale scadenza scegliere in vista di un calo dei tassi. Imparerai a riconoscere i rischi nascosti dei bond bancari e a costruire un vero e proprio “calendario cedolare” per una seconda pensione immediata.

In questo percorso, affronteremo passo dopo passo gli elementi essenziali per costruire un portafoglio obbligazionario solido e redditizio. Il sommario seguente delinea le tappe fondamentali che ti trasformeranno da semplice acquirente di titoli a un vero stratega del reddito fisso.

Perché un’obbligazione della Romania rende il doppio di una tedesca e quale rischio ti stai prendendo?

Il principio fondamentale del reddito fisso è semplice: il maggior rendimento è sempre la remunerazione di un maggior rischio. Confrontare un’obbligazione rumena che rende il 6,8% con un Bund tedesco al 2,2% è l’esempio perfetto. La differenza non è “denaro gratis”, ma il prezzo che il mercato assegna a diversi tipi di incertezza. Il rischio principale è il rischio emittente (o di credito): la probabilità che il debitore (Romania) non sia in grado di ripagare il suo debito rispetto a un emittente considerato ultra-sicuro (Germania). Questo rischio viene misurato dal rating (es. ‘AAA’ per la Germania, ‘BBB-‘ per la Romania) e dai Credit Default Swap (CDS), che sono una sorta di polizza assicurativa contro il fallimento. Un CDS più alto indica un rischio percepito maggiore.

Un altro fattore cruciale è il rischio di cambio. Se compri un’obbligazione in una valuta diversa dall’Euro, come il Leu rumeno (RON), il tuo rendimento finale dipenderà dall’andamento del cambio EUR/RON. Un’analisi di BPER mostra come un investitore italiano che nel 2023 ha acquistato bond rumeni in valuta locale ha visto il suo rendimento del 7% eroso di quasi un terzo a causa della svalutazione del Leu, dimostrando come il rischio di cambio possa vanificare un rendimento apparentemente allettante. Infine, c’è il rischio di liquidità: un titolo di stato di un paese minore potrebbe essere più difficile da vendere rapidamente sul mercato secondario senza subire una perdita di prezzo rispetto a un Bund tedesco, scambiato massicciamente ogni giorno.

Il seguente quadro comparativo mostra chiaramente come a un rendimento più elevato corrispondano un rating più basso e un costo di assicurazione (CDS) più alto, quantificando il rischio che l’investitore si assume.

Confronto Rendimenti e Rischi Bond Europei Selezionati
Paese Rendimento 10Y CDS 5Y Rating
Germania 2,20% 8 pb AAA
Italia 3,34% 75 pb BBB
Romania 6,80% 150 pb BBB-

Capire questa relazione è il primo passo per costruire un portafoglio consapevole. L’extra rendimento è giustificato solo se comprendi e accetti i rischi specifici che stai correndo, in particolare il rischio di credito e quello di cambio. Per un investitore italiano, un BTP può offrire un compromesso più equilibrato tra rendimento e rischio, mantenendo l’esposizione all’interno della zona Euro.

Come funzionano le obbligazioni sotto la pari e perché garantiscono una plusvalenza a scadenza?

Un’obbligazione “sotto la pari” è un titolo il cui prezzo di mercato è inferiore al suo valore nominale di rimborso, che è tipicamente 100. Acquistare a 95, per esempio, significa pagare 95€ per un titolo che a scadenza verrà rimborsato a 100€. Questa differenza di 5€ costituisce una plusvalenza (o capital gain) certa, a condizione che l’emittente non fallisca. Questo meccanismo è particolarmente interessante perché il rendimento totale di un’obbligazione non deriva solo dalle cedole periodiche, ma anche da questo guadagno in conto capitale.

Perché un’obbligazione quota sotto la pari? Solitamente accade quando i tassi di interesse di mercato salgono dopo l’emissione del titolo. Se un BTP è stato emesso con una cedola del 2% quando i tassi erano bassi, e oggi i nuovi BTP offrono il 4%, nessuno comprerebbe il vecchio titolo a 100. Il suo prezzo deve scendere (ad esempio a 90) per rendere il suo rendimento complessivo competitivo con le nuove emissioni. Per l’acquirente, questo crea un’opportunità: incassare le cedole del 2% e, in aggiunta, ottenere un guadagno di 10 punti a scadenza. Questo rende i BTP emessi in passato, con cedole basse, potenzialmente molto attraenti.

Il rendimento effettivo di un’obbligazione acquistata sotto la pari è quindi una combinazione di due elementi: il flusso di cedole incassate e la plusvalenza realizzata alla scadenza. Calcolare questo rendimento totale è essenziale per confrontare correttamente diverse obbligazioni. Il processo, sebbene possa sembrare complesso, può essere suddiviso in passaggi logici per determinare il guadagno netto annualizzato.

  1. Calcolo della plusvalenza lorda: Si ottiene sottraendo il prezzo di acquisto dal valore di rimborso (100). Esempio: 100 – 95 = 5.
  2. Calcolo della plusvalenza netta: Si applica l’imposta sulla plusvalenza. Per i BTP e i titoli di stato, l’aliquota è del 12,5%; per le obbligazioni societarie è del 26%.
  3. Calcolo delle cedole nette: Si applica la stessa aliquota fiscale (12,5% per BTP, 26% per corporate) a ogni cedola lorda.
  4. Somma dei rendimenti netti: Si sommano tutte le cedole nette che si incasseranno fino a scadenza e la plusvalenza netta.
  5. Annualizzazione del rendimento: Si divide il rendimento totale netto per il numero di anni alla scadenza per ottenere una misura confrontabile.

Questa duplice fonte di rendimento rende le obbligazioni sotto la pari uno strumento strategico per chi cerca non solo un flusso di reddito, ma anche una rivalutazione del capitale investito con un orizzonte temporale definito.

Obbligazioni a 10 anni o 2 anni: quale scadenza scegliere se si prevede un calo dei tassi?

La scelta della scadenza di un’obbligazione è una delle decisioni più strategiche per un investitore. La regola generale è legata a un concetto chiave: la duration (o durata finanziaria). Senza entrare in calcoli complessi, la duration misura la sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle variazioni dei tassi di interesse. Più la vita residua del titolo è lunga, maggiore è la sua duration, e più il suo prezzo reagirà (in positivo o in negativo) ai movimenti dei tassi.

Se prevedi un calo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (BCE), la strategia più profittevole è posizionarsi su obbligazioni a lunga scadenza (es. 10, 20 o 30 anni). Perché? Quando i tassi scenderanno, le nuove obbligazioni emesse offriranno cedole più basse. Di conseguenza, le tue obbligazioni “vecchie” con cedole più alte diventeranno molto più desiderabili e il loro prezzo di mercato aumenterà. Questo effetto è amplificato dalla duration: un piccolo calo dei tassi può generare un guadagno in conto capitale significativo su un BTP a 30 anni, mentre avrà un impatto quasi nullo su un titolo in scadenza tra 2 anni. Infatti, le analisi di mercato mostrano che un calo dello 0,25% dei tassi BCE genera un +2,5% sul prezzo dei BTP a 10 anni, contro un modesto +0,5% sui BTP a 2 anni.

Studio di caso: la strategia “Barbell” con BTP italiani

Una strategia avanzata per gestire la duration è la cosiddetta “barbell” (bilanciere). Invece di concentrare tutto su una scadenza media (es. 10 anni), si costruisce un portafoglio con due estremi: una parte in titoli a brevissima scadenza (es. 2 anni) per garantire liquidità e stabilità, e una parte in titoli a lunghissima scadenza (es. 30 anni) per massimizzare il potenziale di capital gain in caso di calo dei tassi. Uno studio sul periodo 2020-2024 ha mostrato che un portafoglio barbell 50/50 ha sovraperformato un portafoglio concentrato solo su BTP a 10 anni, catturando sia stabilità che apprezzamento del capitale.

Al contrario, se ti aspetti un rialzo dei tassi, le obbligazioni a lunga scadenza sono le più rischiose, perché il loro prezzo scenderebbe significativamente. In questo scenario, sarebbe più prudente privilegiare scadenze brevi (1-2 anni) o titoli a tasso variabile (come i CCTeu) il cui rendimento si adegua ai nuovi tassi di mercato. La scelta della scadenza non è quindi una preferenza personale, ma una scommessa implicita sulla direzione futura dei tassi d’interesse.

L’errore di comprare bond bancari subordinati senza sapere che puoi perdere tutto se la banca fallisce

Le obbligazioni bancarie spesso attirano gli investitori con rendimenti superiori a quelli dei titoli di Stato. Tuttavia, dietro a quel rendimento extra si nasconde spesso un “rischio nascosto” che molti ignorano: la subordinazione. Non tutte le obbligazioni sono uguali in caso di difficoltà della banca emittente. Esiste una gerarchia precisa, stabilita dalle regole europee sul bail-in, che determina chi viene rimborsato per primo e chi, invece, rischia di perdere tutto.

Al vertice della piramide ci sono i depositi protetti (fino a 100.000€) e le obbligazioni “senior”, che hanno la priorità di rimborso. In fondo, invece, si trovano le obbligazioni subordinate (spesso identificate con sigle come ‘Tier 2’ o ‘AT1’). In caso di crisi, prima di chiedere aiuto allo Stato, la banca deve usare le risorse dei propri investitori per assorbire le perdite, seguendo questa gerarchia. I detentori di obbligazioni subordinate sono tra i primi a essere chiamati a contribuire, e il loro investimento può essere convertito in azioni (di valore quasi nullo) o completamente azzerato. La storia recente lo conferma: i dati sulle crisi bancarie italiane mostrano una perdita del 100% per i detentori di subordinate delle 4 banche regionali risolte nel 2015.

Piramide visiva della gerarchia creditoria nel settore bancario italiano

Questo non significa che le obbligazioni subordinate siano da evitare a priori, ma che devono essere trattate come un investimento ad alto rischio, quasi assimilabile all’azionario, e non come un’alternativa sicura a un BTP. L’extra rendimento è il compenso per il rischio catastrofico di perdere l’intero capitale. Un investitore consapevole deve saper riconoscere questi strumenti e allocarvi solo una piccola parte del portafoglio, se appropriato al proprio profilo di rischio.

Checklist per identificare il rischio nelle obbligazioni bancarie

  1. Verifica la dicitura: Cerca termini come “subordinato”, “Tier 2” o “AT1” nel prospetto informativo del titolo.
  2. Controlla il rendimento: Se il rendimento offerto è significativamente più alto (2-3 punti percentuali in più) rispetto a un’obbligazione senior della stessa banca, è un forte indizio di subordinazione.
  3. Leggi i “Fattori di Rischio”: La sezione dedicata nel documento di offerta deve esplicitare chiaramente il rischio di bail-in e la posizione nella gerarchia dei rimborsi.
  4. Confronta con le senior: Cerca un’obbligazione senior della stessa banca con scadenza simile. La differenza di rendimento quantificherà il premio per il rischio di subordinazione.
  5. Considera alternative sicure: Se il tuo obiettivo è la conservazione del capitale, valuta alternative come i Buoni Fruttiferi Postali emessi da CDP o i BTP, che non sono soggetti al rischio di bail-in.

Quando conviene comprare BTP già emessi sul MOT invece di aspettare la nuova asta?

L’investitore italiano ha due canali principali per acquistare BTP: partecipare alle aste primarie, dove i titoli vengono emessi per la prima volta dallo Stato, o acquistare sul mercato secondario, noto come MOT (Mercato Obbligazionario Telematico) di Borsa Italiana, dove si scambiano titoli già in circolazione. La scelta non è banale e dipende dalle condizioni di mercato e dagli obiettivi dell’investitore.

Partecipare all’asta garantisce di acquistare al prezzo di collocamento, senza pagare il “rateo” di interessi (la quota di cedola maturata dal precedente possessore). Tuttavia, si è limitati alle scadenze e alle tipologie di BTP offerte in quella specifica asta. Il MOT, al contrario, offre una vastissima scelta di scadenze, dalle più brevi alle più lunghe, permettendo di costruire un portafoglio su misura. Il prezzo sul MOT è determinato dalla domanda e dall’offerta e può essere più o meno conveniente di quello dell’asta. Acquistando sul MOT, si deve pagare al venditore il rateo di interessi maturato, ma questo non è un costo, bensì un anticipo della cedola che si riceverà per intero alla data di stacco.

La convenienza si gioca sul “prezzo secco” (il prezzo del titolo senza il rateo). In periodi di alta volatilità o quando ci si attende una forte domanda in asta, il prezzo sul MOT può essere più basso. Un caso di studio di Gennaio 2024 mostra che il BTP 3,85% 2034 quotava sul MOT a 98,50, mentre in asta fu collocato a 99,20. Chi ha comprato sul mercato secondario ha risparmiato lo 0,70% sul capitale investito, un risparmio che ha più che compensato il rateo pagato.

La tabella seguente riassume i pro e i contro delle due modalità di acquisto, aiutando l’investitore a scegliere la via più adatta alle proprie esigenze strategiche.

MOT vs Asta: Vantaggi e Svantaggi a Confronto
Aspetto Acquisto su MOT Partecipazione in Asta
Scelta scadenze Tutte quelle in circolazione disponibili Solo quelle in emissione in quel momento
Rateo interessi Da pagare al venditore (anticipo) Non dovuto
Prezzo Variabile in base a domanda/offerta Fisso (prezzo di collocamento)
Quantità minima Generalmente 1.000€ 1.000€

Perché i BTP sono tassati al 12,5% mentre i conti deposito al 26%?

Una delle caratteristiche più attraenti dei BTP e degli altri Titoli di Stato italiani è il loro regime fiscale di vantaggio. Tutti i redditi generati da questi strumenti, sia le cedole periodiche che le plusvalenze (capital gain), sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 12,5%. Questa aliquota è nettamente inferiore a quella standard del 26% applicata alla stragrande maggioranza delle altre rendite finanziarie, inclusi i conti deposito, le obbligazioni societarie e i dividendi azionari. Questa differenza non è casuale, ma risponde a una precisa scelta strategica dello Stato.

L’obiettivo di questa “efficienza fiscale” è incentivare i risparmiatori italiani a finanziare il debito pubblico nazionale. Offrendo un trattamento fiscale privilegiato, lo Stato rende i propri titoli più competitivi rispetto ad altre forme di investimento, assicurandosi una base solida e stabile di acquirenti per le proprie emissioni. Per l’investitore, questo si traduce in un rendimento netto significativamente più alto a parità di rendimento lordo. Come evidenziato in una guida del Ministero dell’Economia e delle Finanze, un BTP al 4% lordo rende il 3,5% netto all’investitore. Per ottenere lo stesso 3,5% netto da un conto deposito, quest’ultimo dovrebbe offrire un rendimento lordo del 4,73%, un livello oggi difficilmente raggiungibile con la stessa sicurezza.

La fiscalità di vantaggio sui titoli di Stato è una scelta strategica per incentivare il finanziamento del debito pubblico da parte dei cittadini italiani.

– Dipartimento del Tesoro, Documento ufficiale MEF 2024

Questo vantaggio fiscale diventa un fattore determinante quando si confrontano diverse opzioni di investimento a reddito fisso. Un’obbligazione societaria deve offrire un rendimento lordo considerevolmente più alto per poter competere, al netto delle imposte, con un BTP. Per l’investitore che cerca un flusso di reddito stabile e ottimizzato fiscalmente, i Titoli di Stato rappresentano quindi una colonna portante quasi insostituibile all’interno del portafoglio. È un “regalo” fiscale che sarebbe poco saggio non sfruttare.

Quando si riunisce il consiglio direttivo BCE e cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

Le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) sono l’evento più importante per chi investe in obbligazioni. Il Consiglio Direttivo si riunisce circa ogni sei settimane per decidere il livello dei tassi di interesse di riferimento per l’Eurozona. Queste decisioni hanno un impatto diretto e immediato sul valore dei BTP e delle altre obbligazioni. Monitorare il calendario delle riunioni e le aspettative degli analisti è quindi fondamentale per un’efficace “architettura del rendimento”.

L’impatto principale si manifesta attraverso il “motore della duration”. Come abbiamo visto, i prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta ai tassi di interesse. Se la BCE annuncia un taglio dei tassi, i prezzi dei BTP a lunga scadenza salgono, generando un guadagno in conto capitale per chi li possiede. Al contrario, un inaspettato rialzo dei tassi provoca un calo dei prezzi. Se la BCE decide di mantenere i tassi invariati (“hold”), la reazione del mercato dipende da quali erano le aspettative: la volatilità può aumentare se il mercato si aspettava una mossa diversa.

Torre della BCE a Francoforte con grafici finanziari sovrapposti in trasparenza

Per i prossimi mesi, le aspettative del mercato sono orientate verso un graduale allentamento monetario, con possibili ulteriori tagli dei tassi se l’inflazione continuerà a scendere verso l’obiettivo del 2%. In questo scenario, l’investitore dovrebbe considerare di posizionare il portafoglio per beneficiare di questo trend. La tabella seguente, basata su analisi della Banca d’Italia, sintetizza i possibili scenari e le azioni strategiche conseguenti per un portafoglio di BTP.

Impatto delle Decisioni BCE sul Portafoglio BTP
Scenario BCE Impatto su BTP Azione consigliata
Taglio tassi -0,25% +2-3% su BTP lunghi Aumentare duration, privilegiare BTP a 20-30 anni
Mantenimento tassi Volatilità contenuta Mantenere posizioni, focalizzarsi sull’incasso delle cedole
Rialzo tassi +0,25% -2-3% su BTP lunghi Ridurre duration, privilegiare scadenze brevi o CCTeu

Essere consapevoli di questi meccanismi permette di passare da un approccio passivo a uno proattivo, adattando la struttura del proprio portafoglio obbligazionario in base al contesto macroeconomico delineato dalla BCE.

Punti chiave da ricordare

  • Il rendimento di un’obbligazione è sempre la giusta compensazione per un insieme di rischi specifici: emittente, cambio, liquidità e duration. Comprenderli è il primo passo per investire consapevolmente.
  • L’efficienza fiscale dei Titoli di Stato italiani (tassati al 12,5%) rappresenta un vantaggio competitivo enorme rispetto ad altre forme di investimento tassate al 26%, aumentando significativamente il rendimento netto.
  • Per generare un reddito stabile, un approccio strutturato come la “bond ladder” (scala di obbligazioni) o la “barbell” è superiore all’acquisto casuale di titoli, poiché permette di gestire attivamente scadenze e flussi di cassa.

Come costruirsi una “seconda pensione” immediata incassando cedole semestrali dai tuoi investimenti?

Per l’investitore che cerca un flusso di reddito periodico e prevedibile, l’obiettivo finale è trasformare un capitale statico in una fonte di entrate regolari, una sorta di “seconda pensione” immediata. Il mondo dei BTP e delle obbligazioni è perfetto per questo scopo, a patto di adottare un approccio metodico. L’idea non è inseguire il singolo titolo, ma costruire un “calendario cedolare” diversificato.

La strategia consiste nel selezionare un paniere di titoli di Stato che paghino le loro cedole in mesi diversi, garantendo così un’entrata quasi ogni bimestre. Ad esempio, si possono combinare BTP con stacco cedola a gennaio/luglio con altri che pagano a marzo/settembre e integrare con CCTeu che staccano a maggio/novembre. Per flussi ancora più frequenti, i nuovi BTP Valore offrono cedole trimestrali. Questo approccio trasforma il portafoglio in un vero e proprio generatore di cassa automatico. Secondo le analisi di febbraio 2024, un portafoglio diversificato su obbligazioni sicure può generare un rendimento medio lordo del 3-4% annuo, che si traduce in un flusso netto costante grazie alla tassazione agevolata.

Un’altra tecnica potente è la “bond ladder” o scala obbligazionaria. Questa strategia prevede l’acquisto di obbligazioni con scadenze scalari, ad esempio un BTP che scade ogni anno per i prossimi 10 anni. Ogni anno, il capitale del titolo giunto a scadenza viene reinvestito in un nuovo BTP con scadenza a 10 anni. Questo crea un doppio vantaggio: un flusso costante di capitale che torna liquido ogni anno (per far fronte a spese o per reinvestire) e un flusso continuo di cedole semestrali. Inoltre, questa struttura mitiga il rischio di tasso d’interesse, perché si reinveste gradualmente a tassi potenzialmente diversi nel tempo.

Combinando la diversificazione del calendario cedolare con la struttura di una bond ladder, l’investitore può effettivamente costruire un motore di rendita passiva, stabile e fiscalmente efficiente. Non si tratta più di speculare sul prezzo, ma di pianificare e incassare flussi di cassa certi.

Domande frequenti sulla fiscalità e il rendimento dei BTP

Quali titoli beneficiano dell’aliquota al 12,5%?

Tutti i titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT, CTZ) e i titoli di Stato emessi da paesi esteri che fanno parte della cosiddetta “white list” (che include la maggior parte dei paesi sviluppati), godono di questa tassazione agevolata.

La tassazione agevolata vale anche per le plusvalenze?

Sì, il grande vantaggio del regime fiscale dei titoli di Stato è che l’aliquota del 12,5% si applica a entrambe le componenti del reddito: sia alle cedole periodiche incassate, sia all’eventuale plusvalenza (capital gain) realizzata alla scadenza o tramite vendita del titolo sul mercato secondario.

Come si calcola il rendimento netto di un BTP?

Il calcolo è molto semplice. Per ottenere il rendimento netto, basta moltiplicare il rendimento lordo per 0,875. Questo fattore deriva da (1 – 0,125), dove 0,125 rappresenta l’aliquota fiscale del 12,5%. Ad esempio, un rendimento lordo del 4% diventa: 4% × 0,875 = 3,5% netto.

Per applicare concretamente questi principi, il passo successivo consiste nell’analizzare il tuo portafoglio attuale o nel simulare la costruzione di un calendario cedolare su misura per le tue esigenze di reddito.

Scritto da Giulia Moretti, Consulente Finanziaria Indipendente (CFA) specializzata in pianificazione patrimoniale e gestione degli investimenti per privati. Esperta in costruzione di portafogli ETF, obbligazioni governative e strategie anti-inflazione.