Pubblicato il Settembre 15, 2024

Scegliere un mutuo oggi non è una scommessa sul futuro, ma un’analisi strategica dei segnali di mercato attuali.

  • Le banche riducono lo spread sul variabile per renderlo appetibile, trasferendo però il rischio di rialzo interamente sul cliente.
  • Il tasso fisso ha un costo iniziale più alto, che rappresenta il “premio” pagato per la certezza totale della rata, il cui valore dipende dall’indice IRS.
  • Le proiezioni indicano un calo dei tassi variabili nel prossimo biennio, ma la velocità e l’entità di questo calo rimangono un’incognita.

Raccomandazione: Prima di decidere, esegui uno “stress test” personale per quantificare l’impatto di un aumento della rata del 20-30% sul tuo bilancio familiare. Questo dato, più di ogni previsione, determinerà la scelta più sostenibile per te.

La scelta del mutuo è uno dei bivi finanziari più importanti nella vita di una persona. Oggi, questo bivio si presenta particolarmente complesso: da un lato, un tasso fisso che offre certezze a un prezzo mai così alto da anni; dall’altro, un tasso variabile più basso ma esposto alle turbolenze delle decisioni della Banca Centrale Europea. La tentazione di affidarsi a consigli generici come “scegli il fisso per dormire sonni tranquilli” è forte, ma un approccio del genere ignora le dinamiche macroeconomiche che governano questi tassi.

In un mercato in cui la stragrande maggioranza degli italiani si rifugia nel tasso fisso, è fondamentale capire perché le banche propongono alternative e quali meccanismi si celano dietro le loro offerte. La vera domanda non è se i tassi saliranno o scenderanno, perché nessuno possiede la sfera di cristallo. La domanda strategica è: qual è il costo reale della sicurezza e sono disposto a pagarlo? O, al contrario, possiedo la struttura finanziaria e la tolleranza al rischio per navigare le fluttuazioni del mercato, beneficiando di eventuali ribassi futuri?

Questo articolo non offre risposte facili, ma fornisce gli strumenti di un analista di mercato per decodificare i segnali. Analizzeremo perché gli spread del variabile sono così bassi, come funzionano le protezioni come il CAP, e come le decisioni prese a Francoforte dalla Lagarde si traducono concretamente in un aumento o una diminuzione della rata sul conto corrente della tua banca in provincia. L’obiettivo è trasformare un’ansiosa scommessa in una decisione di investimento consapevole, basata sulla comprensione dei meccanismi e non sulla semplice speranza.

Per navigare questa decisione complessa, abbiamo strutturato l’analisi in otto punti chiave. Ogni sezione affronterà una domanda specifica, fornendoti una visione chiara e analitica per compiere la scelta più adatta al tuo profilo.

Perché le banche offrono spread più bassi sul variabile e dove sta il trucco?

In un contesto di mercato dove la sicurezza è la priorità assoluta, non sorprende che il tasso fisso domini le preferenze. Secondo recenti analisi, il fisso è stato scelto dal 99,2% dei mutuatari italiani, una cifra che evidenzia una quasi totale avversione al rischio. Di fronte a questa tendenza, le banche si trovano con un portafoglio prodotti sbilanciato e un’esigenza commerciale: rendere appetibile anche il tasso variabile. Qui entra in gioco la leva dello spread.

Lo spread è il guadagno puro della banca, la sua marginalità applicata sopra il tasso di riferimento (Euribor per il variabile, IRS per il fisso). Offrire uno spread più basso su un mutuo a tasso variabile è una mossa strategica. Non è un regalo, ma un modo per compensare l’alto livello di incertezza dell’Euribor. In pratica, la banca riduce il proprio guadagno fisso (lo spread) perché sa che il rischio di futuri aumenti del costo del denaro (l’Euribor) è interamente a carico del cliente.

Il “trucco”, se così vogliamo chiamarlo, risiede in un’asimmetria informativa e di rischio. La banca, con i suoi analisti, ha una visione chiara delle dinamiche di mercato e sa che in un periodo di tassi al rialzo, il variabile è percepito come pericoloso. Abbassando lo spread, rende il prodotto matematicamente più attraente nel breve termine, inducendo il cliente a focalizzarsi sul risparmio immediato piuttosto che sul rischio futuro. La politica commerciale dell’istituto, quindi, non è un atto di generosità, ma un calcolato riposizionamento di prodotto per bilanciare il proprio portafoglio, spostando il rischio di volatilità sul mutuatario.

Come funziona il mutuo con CAP per limitare i danni se i tassi esplodono?

Per chi è attratto dalla convenienza iniziale del tasso variabile ma teme un’impennata dell’Euribor, le banche offrono una soluzione ibrida: il mutuo a tasso variabile con CAP. Il CAP (letteralmente “cappello” o “tetto”) è una clausola contrattuale che fissa un limite massimo (un “ceiling”) che il tasso di interesse complessivo (TAN) non potrà mai superare, per tutta la durata del finanziamento. In pratica, è un’assicurazione contro l’eccessiva volatilità dei mercati.

Questa protezione, tuttavia, ha un costo. Per offrire questa garanzia, la banca applica uno spread leggermente più alto rispetto a un mutuo variabile “puro”. Il cliente paga un piccolo “premio” su ogni rata per avere la certezza che, anche in caso di scenari economici avversi, la sua spesa mensile non supererà mai una soglia predefinita. L’illustrazione sottostante rappresenta bene questo concetto: il CAP agisce come un ombrello protettivo durante una tempesta di tassi.

Confronto visivo tra mutuo variabile standard e con CAP attraverso metafora dell'ombrello finanziario

Come si può osservare, la casa sulla destra è protetta da una cupola che la ripara dalla pioggia, metafora dei rialzi dei tassi. Questa tranquillità ha un prezzo, che si manifesta in uno spread maggiorato. La convenienza di questa opzione dipende quindi da un calcolo molto personale tra il costo aggiuntivo e il beneficio percepito della protezione. Un mutuatario con un reddito molto stabile e un basso rapporto rata/reddito potrebbe non averne bisogno, mentre chi ha un bilancio più risicato potrebbe trovarlo un alleato indispensabile per la propria serenità finanziaria.

Checklist: Valutare la convenienza del CAP

  1. Calcola il rapporto rata/reddito: Analizza il tuo reddito mensile netto e determina l’incidenza della rata attuale.
  2. Simula l’impatto di un rialzo: Usa un simulatore online per vedere come cambierebbe la rata con un aumento dell’Euribor del 2%.
  3. Confronta costi e benefici: Metti a confronto il costo annuo dello spread maggiorato del CAP con il potenziale risparmio in caso di scenario avverso.
  4. Valuta la stabilità lavorativa: Hai un contratto a tempo indeterminato, sei un libero professionista con entrate variabili o un lavoratore precario?
  5. Considera l’orizzonte temporale: Su mutui molto brevi (es. 10-15 anni), il rischio di volatilità è statisticamente inferiore e il CAP potrebbe essere meno utile.

Fisso o Variabile: quale scelta ti permette di dormire sonni tranquilli per 20 anni?

La risposta a questa domanda è meno economica e più psicologica. Dal punto di vista puramente finanziario, la scelta che garantisce “sonni tranquilli” è inequivocabilmente il tasso fisso. Con il fisso, la rata viene bloccata il giorno del rogito e rimane identica per tutta la durata del mutuo, che sia di 10, 20 o 30 anni. Questo elimina ogni incertezza e permette una pianificazione finanziaria a lunghissimo termine senza sorprese. Ma questa tranquillità ha un prezzo tangibile.

Attualmente, scegliere un tasso fisso significa accettare una rata di partenza significativamente più alta rispetto a un variabile. Questo differenziale non è altro che il “costo della tranquillità”. Simulazioni recenti mostrano come, a parità di importo e durata, la differenza tra un fisso e un variabile possa arrivare a 116 € in più al mese. Questo importo rappresenta il premio che il mercato chiede per assicurarti contro qualsiasi futuro rialzo dei tassi. Chi sceglie il fisso, in sostanza, sta pagando per non dover più pensare alle decisioni della BCE, all’andamento dell’Euribor o alle crisi geopolitiche.

Il tasso variabile, al contrario, ti lega indissolubilmente alle fluttuazioni del mercato. Offre la possibilità di beneficiare di futuri ribassi, ma ti espone al rischio di rialzi che potrebbero mettere a dura prova il tuo bilancio. La vera domanda, quindi, non è quale tasso sia “migliore”, ma quale livello di incertezza sei in grado di sostenere. Per scoprirlo, è utile fare un piccolo stress test personale.

  • Domanda chiave 1: Posso sostenere un aumento della rata del 30% senza dover modificare drasticamente il mio stile di vita?
  • Domanda chiave 2: Dispongo di un fondo di emergenza liquido pari ad almeno 6-12 mesi di rate del mutuo?
  • Domanda chiave 3: Il mio reddito è stabile e prevedo che cresca nei prossimi 5 anni, o è incerto?
  • Domanda chiave 4: Sono una persona che controlla ossessivamente le notizie finanziarie o preferisco “impostare e dimenticare” le mie spese fisse?

Rispondere onestamente a queste domande è più utile di qualsiasi previsione. La scelta che ti permette di dormire sonni tranquilli non è quella con il tasso più basso oggi, ma quella compatibile con la tua struttura reddituale e la tua personalità.

L’errore di scegliere il variabile quando i tassi sono ai minimi storici e possono solo salire

Il titolo di questa sezione riflette una delle regole auree del mercato dei mutui, valida fino a qualche anno fa: quando i tassi sono ai minimi storici, la probabilità che scendano ulteriormente è bassa, mentre quella che salgano è alta. In tale scenario, bloccare un tasso fisso basso era la mossa più logica. Oggi, però, la situazione è ribaltata. Dopo una lunga serie di rialzi da parte della BCE per contrastare l’inflazione, i tassi sono su livelli elevati e le aspettative del mercato vanno nella direzione opposta.

Scegliere un tasso variabile oggi non è più un azzardo basato sulla speranza che i tassi non salgano; è una scommessa calcolata sul fatto che, nel medio-lungo periodo, scenderanno. Le proiezioni macroeconomiche supportano questa visione. Analisti e istituzioni, inclusa la Banca d’Italia, prevedono che l’Euribor, dopo aver raggiunto il suo picco, intraprenderà un percorso di graduale discesa. Le stime indicano che l’Euribor potrebbe scendere dal 3,5% attuale fino al 2,3% nel 2026.

Visualizzazione macro di grafici finanziari con curve dell'Euribor su superficie di legno italiano

Questo grafico astratto rappresenta la volatilità storica dei tassi. Oggi, ci troviamo sulla parte alta della curva, e la scommessa del variabile è proprio quella di “cavalcare” la discesa. L’errore, quindi, non è scegliere il variabile oggi, ma sceglierlo senza una strategia. La scelta del variabile diventa sensata per chi ha un orizzonte temporale lungo (25-30 anni), una solida capacità di risparmio per affrontare eventuali picchi nel breve termine, e la volontà di rinegoziare (tramite surroga) il mutuo tra qualche anno, quando i tassi fissi saranno tornati su livelli più convenienti.

Quando si prevede che i tassi fissi scenderanno di nuovo sotto il 3%?

Per rispondere a questa domanda, non dobbiamo guardare all’Euribor, ma al suo “cugino” che determina il costo dei mutui a tasso fisso: l’indice IRS (Interest Rate Swap). L’IRS, declinato su varie durate (10, 20, 30 anni), rappresenta le aspettative del mercato sull’andamento futuro dei tassi. È a questo valore che le banche aggiungono il loro spread per calcolare il TAN di un mutuo a tasso fisso. Un tasso fisso finale inferiore al 3% richiede, di norma, un IRS a 20 anni che si posizioni stabilmente intorno o al di sotto del 2,5%.

Attualmente, siamo ancora lontani da quello scenario. Le ultime rilevazioni mostrano che l’IRS a 20 anni si attesta al 3,16%, in aumento rispetto ai minimi passati. Questo indica che il mercato, pur prevedendo un calo dei tassi nel breve termine (come visto con l’Euribor), sconta ancora un costo del denaro strutturalmente più alto nel lungo periodo rispetto all’era dei tassi a zero. Le tensioni geopolitiche e le incertezze sull’inflazione a lungo termine impediscono all’IRS di scendere rapidamente.

Gli analisti di mercato concordano sul fatto che un ritorno ai tassi fissi “da prefisso telefonico” visti tra il 2020 e il 2022 sia improbabile nel breve-medio termine. Come sottolinea un esperto del settore, il quadro attuale è complesso.

Il quadro che emerge è quello di una fase di equilibrio, in cui il tasso variabile resta mediamente più conveniente del fisso, anche perché l’IRS continua a muoversi verso l’alto.

– Stefano Rossini, CEO di MutuiSupermarket.it

Una discesa dei tassi fissi sotto la soglia del 3% richiederà quindi un consolidamento del calo dell’inflazione e un clima di maggiore stabilità economica globale. Realisticamente, è uno scenario che potrebbe materializzarsi non prima di 18-24 mesi, sempre che non intervengano nuovi shock economici.

Come le decisioni della Lagarde arrivano allo sportello della tua banca in provincia?

Quando Christine Lagarde, presidente della BCE, annuncia un rialzo o un ribasso dei tassi di interesse, l’effetto non è immediato sulla rata del nostro mutuo. Il processo con cui una decisione presa a Francoforte si traduce in un cambiamento concreto per un mutuatario in Italia è noto come meccanismo di trasmissione della politica monetaria, e non è istantaneo.

Il canale principale di questa trasmissione è l’Euribor (Euro Interbank Offered Rate), il tasso a cui le principali banche europee si prestano denaro tra loro. Le decisioni della BCE influenzano direttamente il costo di questi prestiti interbancari. Tuttavia, l’Euribor è un indicatore estremamente sensibile alle aspettative di mercato. Questo significa che spesso si muove *prima* dell’annuncio ufficiale della BCE.

Se i mercati finanziari si aspettano con un alto grado di certezza che la BCE taglierà i tassi tra tre mesi, l’Euribor a 3 e 6 mesi inizierà a scendere già oggi, “scontando” in anticipo la futura decisione. Al contrario, gli indici a più breve scadenza, come l’Euribor a 1 mese, saranno meno reattivi. Questo spiega perché, a volte, la rata del nostro mutuo variabile (tipicamente agganciata all’Euribor a 1 o 3 mesi) non cambia subito dopo un annuncio, o addirittura si era già mossa nelle settimane precedenti. C’è un lag temporale, un ritardo, tra l’annuncio, l’adeguamento del mercato interbancario e, infine, il ricalcolo della rata del mutuo, che avviene solitamente alla scadenza periodica prevista dal contratto (mensile, trimestrale, ecc.).

Perché surrogare un mutuo con residuo sotto i 50.000 € spesso non conviene?

La surroga è uno strumento potente, che permette di trasferire il proprio mutuo a un’altra banca a costo zero per il cliente, ottenendo condizioni migliori (un tasso più basso o uno spread ridotto). In periodi di tassi in calo, la surroga diventa un’opzione molto popolare. Infatti, le statistiche mostrano che le surroghe hanno raggiunto il 29% delle richieste di mutuo, un segnale chiaro di come i mutuatari cerchino attivamente di ottimizzare il costo del proprio debito.

Tuttavia, questa operazione non è sempre vantaggiosa, specialmente quando il capitale residuo del mutuo è molto basso, tipicamente sotto la soglia dei 50.000 euro. Le ragioni sono principalmente due e riguardano la prospettiva della banca “subentrante”.

In primo luogo, ogni pratica di mutuo, anche una surroga, comporta per la banca dei costi operativi e amministrativi fissi: perizie, istruttoria, gestione notarile. Se il capitale residuo è basso, il guadagno potenziale per la banca (derivante dallo spread applicato sulle rate future) è talmente esiguo da non coprire nemmeno questi costi iniziali. L’operazione diventa, di fatto, antieconomica per l’istituto di credito. Per questo motivo, molte banche semplicemente non accettano richieste di surroga per importi così bassi o non offrono condizioni competitive.

In secondo luogo, anche quando la surroga è tecnicamente possibile, il beneficio per il cliente è spesso irrisorio. Un piccolo miglioramento dello spread su un capitale residuo di, ad esempio, 40.000 euro, potrebbe tradursi in un risparmio di pochi euro al mese. Un importo che, per quanto positivo, potrebbe non giustificare il tempo e l’impegno necessari per istruire una nuova pratica bancaria. Di conseguenza, la surroga rimane uno strumento eccezionale per chi ha ancora un debito consistente e molti anni di ammortamento davanti a sé.

Da ricordare

  • La scelta tra fisso e variabile oggi non è tra “sicuro” e “rischioso”, ma tra pagare un premio per la certezza (fisso) e scommettere su un futuro calo dei tassi (variabile).
  • Il tasso fisso dipende dall’indice IRS, che sconta le aspettative a lungo termine ed è ancora alto. Il variabile dipende dall’Euribor, che anticipa le mosse della BCE.
  • Il mutuo con CAP è un’assicurazione contro i rialzi eccessivi, ma ha un costo (spread più alto) da valutare attentamente con uno stress test personale.

Come l’Euribor influenza la tua rata mensile e come monitorarlo per prevedere i rincari?

Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l’Euribor è la variabile più importante dell’equazione finanziaria. La rata mensile è calcolata sommando lo spread (il guadagno fisso della banca) al valore dell’Euribor (il costo del denaro, tipicamente a 1 o 3 mesi). Se lo spread rimane costante, ogni variazione dell’Euribor si scarica direttamente sull’importo da pagare. Ad esempio, un aumento dell’Euribor dello 0,50% su un mutuo residuo di 91.700 euro può comportare un aumento della rata di circa 22 euro al mese. L’impatto è più forte nei primi anni del mutuo, quando il capitale residuo è maggiore.

Data la sua importanza, monitorare l’Euribor non è un esercizio per soli addetti ai lavori, ma una buona pratica per ogni mutuatario consapevole. Non si tratta di fare previsioni accurate, ma di cogliere il “sentiment” del mercato e non farsi cogliere impreparati da eventuali rincari. Per farlo, è possibile costruire un piccolo “cruscotto del mutuatario” personale, utilizzando fonti autorevoli e accessibili.

Un monitoraggio costante permette di capire la tendenza di fondo. Se si osserva un trend di rialzo consolidato per diverse settimane, è ragionevole aspettarsi un adeguamento della propria rata alla successiva scadenza contrattuale. Questo non cambia l’esito, ma migliora la prevedibilità e la capacità di pianificazione del bilancio familiare. Ecco alcune delle fonti più affidabili per tenere sotto controllo l’andamento dell’indice:

  • European Money Markets Institute (EMMI): È la fonte ufficiale che pubblica il dato giornaliero alle 11:00 CET. Ideale per chi vuole il dato puro.
  • Sezione economia de Il Sole 24 Ore: Offre analisi e commenti di esperti italiani, utili per contestualizzare il dato numerico.
  • Osservatori Tassi (es. MutuiOnline.it): Forniscono grafici storici e simulatori per calcolare l’impatto di una variazione sulla propria rata.
  • Rapporti della Banca d’Italia: Pubblicazioni trimestrali che includono proiezioni macroeconomiche, utili per avere una visione di più lungo periodo.
  • Siti specializzati (es. Global-rates.com): Permettono di visualizzare serie storiche complete e grafici interattivi per analisi più approfondite.

In definitiva, monitorare l’Euribor non serve a prevedere il futuro, ma a comprendere il presente e a trasformare l’incertezza in un rischio calcolato e gestibile.

Per prendere il controllo delle tue finanze, è cruciale capire gli strumenti a tua disposizione. Approfondisci come l'Euribor modella la tua rata e quali fonti consultare per una gestione proattiva.

Valuta ora la tua situazione con questi strumenti analitici per fare una scelta finanziaria consapevole e sostenibile nel lungo periodo. Un’analisi approfondita oggi è il miglior investimento per la tua serenità di domani.

Scritto da Roberto Gentile, Mediatore Creditizio Senior iscritto all'OAM con 20 anni di esperienza in mutui ipotecari e prestiti personali. Esperto in rinegoziazione, surroga e analisi dei tassi d'interesse per l'acquisto della prima casa.