Pubblicato il Marzo 15, 2024

In sintesi:

  • La giacenza media per l’ISEE 2025 si calcola sui dati del 2023 e si divide sempre per 365 giorni, anche per conti aperti a metà anno.
  • Devi dichiarare TUTTI i rapporti finanziari, incluse carte prepagate con IBAN (es. Postepay Evolution) e conti chiusi durante l’anno.
  • Il certificato si scarica dall’home banking, ma per conti fintech (es. Revolut) spesso serve un calcolo manuale.
  • Il patrimonio mobiliare pesa il 20% sull’ISEE, molto meno del reddito (100%), ma supera facilmente le franchigie.
  • Dal 2025, i Titoli di Stato fino a 50.000€ sono esclusi dal calcolo, una strategia chiave per abbassare l’ISEE.

Affrontare la burocrazia dell’ISEE ogni anno può sembrare una scalata infinita. Tra moduli, codici e scadenze, due dati in particolare generano confusione e ansia: la giacenza media e il saldo al 31 dicembre. Molti pensano che basti scaricare un PDF dalla banca per essere a posto. La realtà, però, è costellata di piccole “trappole burocratiche” che possono portare a un ISEE più alto del dovuto, facendoti perdere l’accesso a bonus e agevolazioni essenziali come l’Assegno Unico o i bonus sulle bollette.

L’errore più comune? Considerare questo un semplice adempimento numerico. La verità è che la corretta dichiarazione del patrimonio mobiliare è un’attività strategica. Dimenticare una vecchia Postepay con IBAN, non sapere come gestire un conto chiuso a metà anno o calcolare male la quota di un conto cointestato sono sviste che l’INPS può contestare, con conseguenze spiacevoli. Per l’ISEE 2025, ad esempio, è fondamentale sapere che i dati da raccogliere sono quelli relativi all’anno 2023, un dettaglio che spesso sfugge.

Ma se la vera chiave non fosse solo calcolare il numero giusto, ma imparare a disinnescare questi problemi prima che si presentino? Questo non è un semplice articolo che ti spiega una formula matematica. Questa è una guida pratica, pensata come un assistente CAF digitale, per risolvere i problemi specifici che le banche non ti spiegano. Ti mostreremo dove trovare i documenti senza fare code, come gestire i casi più spinosi (conti fintech, conti chiusi, conti cointestati) e quali strategie legali adottare per ottimizzare il tuo patrimonio mobiliare e proteggere il tuo diritto ai bonus.

Per chi preferisce un riassunto visivo delle procedure ufficiali, il video seguente dell’INPS offre una panoramica sulla compilazione dell’ISEE precompilato, un utile complemento alle strategie pratiche che affronteremo.

Per navigare con facilità tra le diverse trappole e soluzioni, abbiamo strutturato l’articolo in sezioni chiare e dirette. Questo sommario ti guiderà passo dopo passo, dal calcolo di base alle strategie di ottimizzazione più efficaci.

Come si calcola la giacenza media se hai aperto il conto a metà anno?

Questa è una delle prime e più comuni trappole burocratiche. L’istinto suggerirebbe di dividere la somma dei saldi giornalieri per il numero di giorni in cui il conto è stato effettivamente attivo. Sbagliato. La regola è ferrea e controintuitiva: il divisore da usare è sempre 365, indipendentemente dalla data di apertura del conto. Questo significa che se apri un conto a dicembre, la tua giacenza media risulterà molto più bassa rispetto a un calcolo basato sui giorni effettivi, un dettaglio che può giocare a tuo favore.

La formula ufficiale prevede di sommare i saldi giornalieri per tutto il periodo in cui il conto è stato attivo e dividere il risultato per 365. Ad esempio, se hai aperto un conto il 1° luglio e hai mantenuto un saldo costante di 1.000€ fino al 31 dicembre (184 giorni), il calcolo non sarà (1000 * 184) / 184, ma (1000 * 184) / 365. Il risultato sarà una giacenza media di circa 504€, non 1.000€. Anche se il conto è a zero per alcuni giorni, quei giorni contribuiscono al calcolo con un valore di zero, abbassando la media totale.

Questa regola è stata chiarita direttamente dall’Agenzia delle Entrate per garantire uniformità nel calcolo a livello nazionale. La logica è quella di “annullare” il vantaggio temporale di chi apre conti a fine anno per depositarvi liquidità. Come confermato nelle istruzioni ufficiali, la giacenza media annua si determina dividendo la somma delle giacenze giornaliere per 365 giorni, indipendentemente dal numero di giorni di detenzione del rapporto finanziario.

Pertanto, non cadere nell’errore di fare un calcolo “proporzionale”. Sia che il tuo istituto bancario fornisca il dato precalcolato, sia che tu debba calcolarlo manualmente (come nel caso di alcune banche estere o fintech), il divisore resta fisso a 365. Questo garantisce che il valore presentato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) sia corretto e a prova di controlli da parte dell’INPS.

Dove scaricare il certificato di giacenza media nell’home banking senza andare allo sportello?

La buona notizia è che oggi quasi tutte le banche italiane permettono di scaricare la certificazione ISEE, contenente saldo al 31/12 e giacenza media, direttamente dall’home banking o dall’app mobile. Questo ti fa risparmiare tempo prezioso ed evita le code allo sportello. La cattiva notizia è che ogni banca nasconde questo documento in una sezione diversa, trasformando una semplice operazione in una caccia al tesoro digitale. In genere, devi cercare sezioni chiamate “Documenti”, “Archivio”, “Documenti Fiscali” o “Certificazioni”.

Persona che utilizza il computer per scaricare documenti bancari online

Come mostra l’immagine, l’accesso a questi documenti è pensato per essere un’operazione autonoma da casa. Per semplificarti la vita, ecco una guida rapida per i principali istituti bancari italiani. Ricorda che le interfacce possono cambiare, ma i percorsi logici restano simili.

Percorsi per scaricare la giacenza media nelle principali banche italiane
Banca Percorso nel sito/app Tempi
Intesa Sanpaolo Archivio > Documenti > Filtro: Documenti Fiscali > Certificazione ISEE Immediato
Poste Italiane Area riservata > Sezione ISEE > Scarica certificazione Immediato
UniCredit Documenti > Estratti conto > Giacenza media ISEE Immediato
Banca Sella Inbox > Giacenza ai fini ISEE Immediato
Banco BPM YouWeb/YouApp > Assistente Paolo > digita ‘ISEE’ Immediato

Una trappola comune riguarda però i nuovi conti fintech. Se hai un conto come Revolut, N26 o Hype, la situazione si complica. Molti di questi istituti, non essendo banche italiane tradizionali, non forniscono il certificato standard “ai fini ISEE”.

Caso pratico: La certificazione ISEE per i conti Fintech

I conti Fintech come Revolut, N26 e Hype spesso non producono certificati ISEE standardizzati per il mercato italiano. In questi casi, è indispensabile agire diversamente per evitare contestazioni. La procedura corretta è: 1) Generare un estratto conto annuale completo dalla piattaforma, assicurandosi che mostri il saldo giornaliero. 2) Procedere al calcolo manuale della giacenza media, sommando tutti i saldi giornalieri e dividendo per 365. 3) Presentare al CAF o allegare alla DSU sia l’estratto conto annuale sia il foglio con il calcolo manuale. Questa documentazione aggiuntiva serve come prova del dato dichiarato e rende la tua DSU “a prova di INPS”.

Perché anche la Postepay e le carte ricaricabili fanno cumulo per la giacenza media?

Ecco un’altra trappola burocratica che costa cara a molte famiglie: ignorare le carte prepagate. L’errore comune è pensare: “È solo una ricaricabile, non è un vero conto corrente”. Sbagliato. La normativa ISEE è molto chiara: qualsiasi strumento finanziario che permetta di detenere e trasferire fondi va dichiarato. Il fattore discriminante è la presenza di un codice IBAN associato alla carta.

Se la tua carta prepagata, come una Postepay Evolution, una carta Hype o simili, ha un IBAN, per la legge è a tutti gli effetti un “conto di pagamento”. Questo significa che, ai fini ISEE, viene trattata esattamente come un conto corrente tradizionale. Di conseguenza, devi recuperare e dichiarare sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media annuale. Dimenticarsene è uno degli errori più frequenti rilevati dall’INPS in fase di controllo.

Come sottolinea la guida di Fiscomania sull’argomento, questa equiparazione non è un capriccio italiano, ma deriva da una direttiva europea. Come confermato da analisi normative, tutte le carte prepagate con IBAN sono considerate conti di pagamento secondo la direttiva PSD2, e quindi rientrano pienamente nel patrimonio mobiliare da dichiarare.

L’esperto di Fiscomania lo ribadisce chiaramente nella sua guida all’ISEE e alla giacenza media:

Le carte come la Postepay Evolution sono a tutti gli effetti dei ‘conti di pagamento’ secondo la direttiva europea PSD2.

– Fiscomania, Guida ISEE e giacenza media conti correnti

Il consiglio pratico è semplice: fai un inventario di tutte le carte che possiedi. Se una di esse ha un IBAN, accedi all’area riservata dell’emittente (es. sito di Poste Italiane, app di Hype) e cerca la certificazione ISEE o l’estratto conto annuale, esattamente come faresti per un conto corrente. Questo “patrimonio fantasma” può incidere significativamente sul tuo ISEE finale.

L’errore di dimenticare i conti chiusi durante l’anno che vanno comunque dichiarati

Questa è forse la trappola più insidiosa e meno conosciuta. Molti sono convinti che, una volta chiuso un conto corrente, ogni legame con esso sia terminato. Ai fini ISEE, purtroppo, non è così. La normativa richiede di dichiarare tutti i rapporti finanziari che sono stati attivi anche solo per un giorno durante l’anno di riferimento. Per l’ISEE 2025, che si basa sui redditi e patrimoni del 2023, devi quindi dichiarare anche quel conto che hai chiuso a febbraio 2023.

Il problema? Ottenere i dati. Una volta chiuso il rapporto, la banca spesso rimuove l’accesso all’home banking, rendendo impossibile scaricare la certificazione ISEE in autonomia. Non puoi semplicemente ignorare il problema, perché l’Agenzia delle Entrate comunicherà comunque all’INPS l’esistenza di quel rapporto nel corso dell’anno, creando una discrepanza con la tua DSU che farà scattare un controllo.

Come risolvere? Devi agire in modo formale. La banca è obbligata per legge a fornirti i dati necessari (saldo alla data di chiusura e giacenza media calcolata fino a quella data). Non basta una telefonata al call center. Devi inviare una richiesta scritta, preferibilmente via Posta Elettronica Certificata (PEC), per avere una prova della tua richiesta. Se l’istituto è stato fuso o acquisito, la richiesta va inoltrata alla nuova banca, specificando i dati del vecchio conto.

Piano d’azione: Richiedere i dati di un conto chiuso

  1. Prepara una PEC con oggetto: “Richiesta certificazione giacenza media e saldo conto chiuso [N° Conto] ai fini ISEE per [Codice Fiscale]”.
  2. Cita nella richiesta il D.P.R. 445/2000 e la normativa sulla trasparenza bancaria, che obbliga l’istituto a fornire i dati.
  3. Specifica chiaramente il numero del conto, la data esatta di chiusura e il nome e codice fiscale di tutti gli intestatari.
  4. Richiedi esplicitamente “saldo contabile alla data di chiusura” e “giacenza media annua calcolata fino alla data di chiusura”.
  5. Se non ricevi risposta entro 30 giorni, invia un reclamo formale all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), allegando la PEC inviata.

Non sottovalutare questo passaggio. Un “patrimonio fantasma” non dichiarato è uno degli errori più comuni che portano alla revoca dei bonus già percepiti e a sanzioni.

Quando la giacenza va divisa al 50% tra i coniugi e come indicarlo correttamente?

La gestione dei conti cointestati è un altro punto critico che genera dubbi, specialmente tra coniugi. La regola generale, stabilita per legge, è semplice e si basa su una presunzione di parità: il patrimonio su un conto cointestato si presume appartenere a tutti gli intestatari in parti uguali. Quindi, per un conto cointestato a due persone, come due coniugi, ciascuno deve dichiarare nella propria DSU esattamente il 50% del saldo totale al 31/12 e il 50% della giacenza media totale.

Coppia che esamina documenti finanziari insieme al tavolo di casa

Facciamo un esempio pratico. Se il certificato ISEE della banca per un conto cointestato a marito e moglie riporta: Saldo €10.000 e Giacenza Media €8.000, ciascun coniuge dovrà indicare nel Quadro FC2 della propria DSU: Saldo €5.000 e Giacenza Media €4.000, specificando la quota di possesso del 50%. Questo principio, come confermato da guide pratiche, si applica automaticamente e per i conti cointestati a due persone, ognuno deve dichiarare il 50%.

Tuttavia, esiste una sottile ma importante eccezione che può essere usata come strategia legale. La presunzione del 50% può essere superata se uno degli intestatari è in grado di dimostrare che i fondi presenti sul conto derivano in modo prevalente o esclusivo da fonti personali e tracciabili. Questa situazione si verifica spesso in caso di eredità, donazioni o liquidazioni di polizze personali.

Caso pratico: Superare la presunzione del 50%

Immaginiamo che una moglie riceva un’eredità di 80.000€ tramite bonifico e la depositi su un conto cointestato con il marito, dove erano già presenti 10.000€ di risparmi comuni. Il saldo totale è di 90.000€. Invece di dichiarare 45.000€ a testa, la moglie può superare la presunzione di contitolarità. Grazie alla tracciabilità del bonifico proveniente dall’asse ereditario, può dimostrare l’origine personale dei fondi. Potrebbe quindi dichiarare una quota dell’90% del patrimonio (81.000€), lasciando al marito solo il 10% (9.000€). Questo sposta il “peso” del patrimonio su un solo componente del nucleo familiare, una mossa che può essere strategica a seconda della struttura dei redditi familiari.

Questa operazione, però, richiede una documentazione ineccepibile da conservare in caso di controlli. Senza prove concrete, la regola del 50% resta l’unica applicabile.

Quanto incide avere 50.000 € sul conto rispetto ad avere uno stipendio più alto?

Questa è una domanda cruciale per capire la logica dell’ISEE e per attuare strategie di ottimizzazione. Molti credono che reddito e patrimonio abbiano lo stesso “peso specifico” nel calcolo, ma non è affatto così. Il reddito incide molto di più del patrimonio. Nello specifico, il patrimonio mobiliare (soldi sul conto, investimenti, etc.) viene conteggiato solo per il 20% del suo valore, mentre il reddito viene conteggiato al 100%.

Inoltre, sul patrimonio mobiliare si applica una franchigia. Come indicato in diverse guide fiscali, per il calcolo ISEE la franchigia base sul patrimonio mobiliare per l’ISEE è di 6.000€ per il nucleo familiare, aumentata di 2.000€ per ogni componente successivo al primo (fino a un massimo di 10.000€), più ulteriori 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo. Questo significa che i primi euro di patrimonio sono “schermati”.

Vediamo l’impatto con un esempio chiaro, confrontando l’effetto di 50.000€ di patrimonio con 50.000€ di reddito per un single (franchigia 6.000€).

Impatto su ISEE: Patrimonio vs. Reddito (Esempio per 1 persona)
Tipologia Importo Peso su ISEE Impatto effettivo sull’Indicatore Situazione Economica (ISE)
Patrimonio mobiliare 50.000€ 20% dopo franchigia (50.000 – 6.000) * 20% = 8.800€
Reddito annuo 50.000€ 100% 50.000€
Patrimonio mobiliare 10.000€ 20% dopo franchigia (10.000 – 6.000) * 20% = 800€
Reddito annuo 10.000€ 100% 10.000€

Come dimostra la tabella, avere 50.000€ fermi sul conto “pesa” sull’ISEE quasi 6 volte meno di avere uno stipendio di pari importo. Questo concetto è fondamentale: a parità di valore, è sempre il reddito a far schizzare l’ISEE verso l’alto, non il patrimonio. Comprendere questa differenza è il primo passo per pianificare strategie legali volte a ottimizzare la propria posizione finanziaria in vista della richiesta di bonus.

Perché un conto online ti fa risparmiare fino a 120 € all’anno di canone?

La scelta della banca non è neutrale nel processo ISEE. Optare per un conto corrente online moderno rispetto a uno tradizionale allo sportello può portare a un risparmio concreto, sia in termini di tempo che di denaro. Il primo vantaggio è l’azzeramento dei costi per la documentazione. Come visto, i conti online come quelli offerti da Banco BPM (tramite YouWeb) o altre banche digitali, permettono di scaricare la certificazione ISEE istantaneamente e gratuitamente. Al contrario, alcuni istituti tradizionali possono ancora addebitare un costo (fino a 25€) per il rilascio del documento allo sportello.

Il secondo e più consistente risparmio riguarda il canone annuo. Molti conti online offrono un canone azzerato o molto basso, mentre i conti tradizionali possono costare in media fino a 100-120€ all’anno. Questo risparmio di per sé è già un vantaggio, ma si combina con una maggiore efficienza. La possibilità di accedere a tutti i documenti necessari 24/7, senza dipendere dagli orari di filiale, è cruciale quando si ha a che fare con le scadenze strette dell’ISEE.

Infine, c’è da considerare l’imposta di bollo. Per legge, su tutti i conti correnti con una giacenza media annua superiore a 5.000€ si applica un’imposta di bollo statale. Sebbene questa imposta sia fissa e dovuta per legge su qualsiasi tipo di conto (tradizionale o online), la gestione efficiente offerta dalle piattaforme digitali ti permette di monitorare più facilmente la tua giacenza media e, se necessario, spostare liquidità per rimanere sotto soglia ed evitare il costo, se la tua situazione finanziaria lo permette.

In sintesi, un conto online non solo riduce i costi fissi annuali, ma semplifica e velocizza drasticamente il processo di raccolta documenti per l’ISEE. In un contesto burocratico complesso, questa efficienza si traduce in un minor stress e in un minor rischio di commettere errori dovuti alla fretta o alla difficoltà nel reperire le informazioni.

Da ricordare

  • L’ISEE si basa su una fotografia del patrimonio e del reddito di due anni prima (dati 2023 per ISEE 2025).
  • Il patrimonio mobiliare (conti, investimenti) ha un’incidenza sull’ISEE cinque volte inferiore rispetto al reddito.
  • Non dimenticare mai di dichiarare conti chiusi, carte con IBAN e conti esteri: sono i “patrimoni fantasma” più comuni e rischiosi.

Come il patrimonio mobiliare influenza il tuo ISEE e strategie legali per non perdere i bonus

Siamo arrivati al punto strategico: ora che abbiamo disinnescato le principali trappole burocratiche, come possiamo usare questa conoscenza per ottimizzare legalmente il nostro ISEE? L’obiettivo non è evadere o nascondere, ma organizzare il proprio patrimonio in modo intelligente e conforme alle normative per non essere penalizzati ingiustamente. La comprensione del “peso specifico” del patrimonio mobiliare è la chiave di volta.

La prima e più importante strategia per il 2025 riguarda i titoli di Stato. Una novità legislativa fondamentale ha stabilito che, a partire dalla DSU 2025, i titoli di Stato italiani (come BTP, BOT, CCT) e i prodotti di raccolta postale con finalità di risparmio (come i Buoni Fruttiferi Postali) sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare. Come comunicato ufficialmente dall’INPS, dal 2024 sono esclusi dal calcolo ISEE titoli di Stato e buoni fruttiferi fino a 50.000€. Questo significa che una famiglia può detenere fino a 50.000€ in questi strumenti senza che ciò influenzi minimamente il valore ISEE. Spostare liquidità dal conto corrente a BTP può essere una mossa estremamente efficace per abbassare l’ISEE in modo del tutto legale.

Dettaglio ravvicinato di mani che organizzano documenti finanziari su scrivania

Un’altra strategia riguarda la gestione delle franchigie. Poiché la franchigia base di 6.000€ si applica al patrimonio mobiliare complessivo del nucleo, concentrare piccole somme su tanti conti diversi è inefficiente. È più saggio consolidare la liquidità per avere una visione chiara e assicurarsi di sfruttare al meglio la franchigia. Ricorda che ogni componente del nucleo ha il suo patrimonio (conti personali, 50% dei cointestati, etc.) e la franchigia è sul totale.

Infine, non dimenticare di fare un inventario completo di tutto ciò che costituisce patrimonio mobiliare. Ecco una lista di controllo per non tralasciare nulla:

  • Conti correnti e conti deposito (italiani ed esteri).
  • Carte prepagate con IBAN (es. Postepay Evolution, Hype).
  • Buoni Fruttiferi Postali e Titoli di Stato (da dichiarare anche se poi esclusi fino a 50.000€).
  • Azioni, obbligazioni societarie, fondi comuni di investimento ed ETF.
  • Polizze vita con possibilità di riscatto (tipo I e V).
  • Partecipazioni in società.

Gestire l’ISEE non è solo un obbligo, ma un’opportunità per fare un check-up finanziario e assicurarsi che la fotografia che presenti allo Stato sia corretta e ottimizzata per proteggere il tuo accesso ai sostegni di cui hai diritto.

Mettere in pratica queste strategie di ottimizzazione del patrimonio è il passo finale per trasformare un onere burocratico in uno strumento di pianificazione familiare.

Domande frequenti sulla giacenza media per ISEE

Devo dichiarare un conto chiuso durante l’anno?

Sì, è obbligatorio. Tutti i conti aperti anche solo per un giorno nell’anno di riferimento (per l’ISEE 2025, l’anno è il 2023) devono essere dichiarati. Bisogna indicare il saldo e la giacenza media calcolati fino alla data di chiusura.

Come ottengo i dati di un conto chiuso se non ho più l’accesso all’home banking?

Devi inviare una richiesta formale, preferibilmente via PEC, alla tua ex banca. L’istituto è obbligato per legge a fornirti la certificazione necessaria ai fini ISEE. Nella richiesta, cita gli obblighi di legge (D.P.R. 445/2000) e specifica tutti i dati del conto.

Cosa devo fare se la mia vecchia banca è stata acquisita o si è fusa con un’altra?

La richiesta va inoltrata al nuovo istituto bancario che ha assorbito il tuo vecchio. Contatta il loro servizio clienti o invia una PEC specificando che hai bisogno di dati storici relativi a un conto pre-fusione per la compilazione della DSU ISEE.

Scritto da Alessandro Conti, Dottore Commercialista e Revisore Legale esperto in fiscalità degli strumenti finanziari e tutela del patrimonio. Specialista in dichiarazione dei redditi, calcolo ISEE e normative successorie legate ai conti bancari.