Pubblicato il Maggio 15, 2024

L’aumento dell’Euribor non è una fatalità: comprendendo il legame con l’inflazione e le mosse della Banca Centrale Europea, puoi anticipare l’impatto sulla tua rata.

  • L’Euribor a 1 mese è più reattivo agli shock di mercato ma anche più volatile, mentre scadenze più lunghe offrono maggiore stabilità.
  • Le decisioni della BCE sui tassi, strettamente guidate dall’andamento dell’inflazione, sono il principale motore che determina la direzione dell’Euribor.

Raccomandazione: Costruisci un “cruscotto di monitoraggio” personale e un “cuscinetto di liquidità” calcolato per gestire le variazioni della rata senza stress finanziario.

Sentire la parola “Euribor” al telegiornale provoca spesso un brivido di ansia a chiunque abbia un mutuo a tasso variabile. La mente corre subito alla prossima rata, con il timore di una nuova, sgradita sorpresa. Molti consigli si limitano a suggerire di “controllare i siti finanziari”, un’indicazione vaga che lascia i mutuatari in uno stato di attesa passiva, come se stessero guardando le previsioni del tempo senza poter fare nulla per ripararsi dalla pioggia.

Questa percezione, però, è solo una parte della storia. L’Euribor non è un evento meteorologico imprevedibile. È il risultato di un meccanismo economico preciso, influenzato da fattori macroeconomici come l’inflazione e, soprattutto, dalle decisioni strategiche della Banca Centrale Europea (BCE). Capire questo meccanismo di trasmissione è il primo passo per trasformarsi da spettatore passivo a protagonista informato della propria salute finanziaria.

E se la vera chiave non fosse subire gli aumenti, ma imparare a leggerne i segnali premonitori? Se fosse possibile non solo reagire, ma anche agire d’anticipo? Questo articolo non si limiterà a definire l’Euribor. Ti guiderà attraverso i suoi ingranaggi, ti mostrerà dove trovare i dati che contano davvero e ti fornirà strategie concrete per costruire un sistema di monitoraggio personale. L’obiettivo è darti gli strumenti per prevedere le tendenze, calcolare l’impatto sul tuo portafoglio e, infine, gestire la tua rata con maggiore consapevolezza e serenità.

In questa guida completa, analizzeremo nel dettaglio i fattori che muovono l’Euribor, le strategie per monitorarlo efficacemente e le opzioni a tua disposizione quando la rata diventa un peso eccessivo. Esploreremo ogni aspetto per darti una visione a 360 gradi.

Perché scegliere l’Euribor a 1 mese rende la rata più reattiva ma anche più volatile?

La scelta della scadenza dell’Euribor (1, 3 o 6 mesi) non è un mero dettaglio tecnico, ma una decisione che definisce il proprio “orizzonte di rischio”. Optare per l’Euribor a 1 mese significa agganciare la propria rata a un indicatore estremamente sensibile alle fluttuazioni del mercato. Funziona come un sismografo ad alta precisione: registra immediatamente ogni scossa, sia essa un rialzo o un ribasso. Questo si traduce in una rata che si adegua quasi in tempo reale alle condizioni economiche, offrendo il vantaggio di beneficiare subito di eventuali cali dei tassi.

Tuttavia, questa reattività ha un prezzo: la volatilità. Con l’Euribor a 1 mese, la rata del mutuo può variare significativamente da un mese all’altro, rendendo la pianificazione del budget familiare più complessa e potenzialmente stressante. Attualmente, secondo l’ultimo aggiornamento, l’Euribor a 1 mese si attesta al 1,976%, un valore che riflette le recenti turbolenze. Al contrario, scadenze come l’Euribor a 3 o 6 mesi agiscono da ammortizzatori, mediando le fluttuazioni su un periodo più lungo e garantendo una rata più stabile, anche se meno reattiva ai cali improvvisi.

Per capire l’impatto concreto di questa scelta, è utile visualizzare la differenza di “nervosismo” tra le diverse scadenze. L’illustrazione seguente paragona simbolicamente la rapidità di un indice a breve termine con la lentezza di uno a lungo termine.

Grafico comparativo volatilità Euribor 1 e 6 mesi

Come i granelli di sabbia che scorrono a velocità diverse, così le scadenze dell’Euribor determinano il ritmo con cui la tua rata cambia. La scelta tra reattività e stabilità dipende interamente dalla propria propensione al rischio e dalla capacità di assorbire variazioni mensili nel proprio bilancio. Non esiste una scelta giusta in assoluto, ma solo quella più adatta alla propria situazione finanziaria e psicologica.

Come l’inflazione alta spinge l’Euribor verso l’alto e quando si fermerà?

Per anticipare la direzione dell’Euribor, non bisogna guardare l’indice stesso, ma il suo motore principale: le decisioni della Banca Centrale Europea (BCE), a loro volta guidate da un unico, ossessivo obiettivo: il controllo dell’inflazione. Il legame è diretto e quasi meccanico. Quando l’inflazione sale e supera l’obiettivo del 2%, la BCE interviene aumentando i tassi di interesse di riferimento. Questa mossa ha lo scopo di “raffreddare” l’economia, rendendo il denaro più costoso e frenando così la spesa e gli investimenti.

L’Euribor, essendo il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro, reagisce immediatamente a questa decisione. Se per le banche costa di più prendere in prestito dalla BCE, costerà di più anche prestarsi denaro a vicenda, e di conseguenza costerà di più anche per i cittadini ottenere un mutuo. Questo è il meccanismo di trasmissione che lega la politica monetaria della BCE alla rata del tuo mutuo. Per anni, abbiamo assistito a un forte rallentamento economico, che ha spinto la BCE a tagliare i tassi per stimolare la crescita, portando a un’era di Euribor bassissimo.

Quando si fermerà la salita? La risposta risiede nei dati sull’inflazione. La BCE continuerà a mantenere i tassi alti (e di conseguenza l’Euribor) finché non vedrà segnali chiari e duraturi di un ritorno dell’inflazione verso il target del 2%. Le recenti dinamiche lo confermano: nel 2024 l’inflazione media annua in Italia è stata dell’1,0%, un netto calo rispetto al 5,7% del 2023. Secondo i dati definitivi ISTAT, l’inflazione core si è attestata al 2,0%. Questo rallentamento ha dato alla BCE il margine per iniziare a considerare una riduzione dei tassi, offrendo una boccata d’ossigeno ai mutuatari.

Euribor sotto zero: perché per anni i mutui variabili sono costati pochissimo?

Per quasi un decennio, il mondo dei mutui a tasso variabile ha vissuto una situazione quasi surreale: l’Euribor negativo. A partire dal 2015, in risposta a una prolungata crisi economica e a un’inflazione quasi inesistente, la BCE ha intrapreso una politica monetaria ultra-espansiva, portando i tassi di riferimento sotto lo zero. Di conseguenza, come documentato dall’analisi storica, dal 2015 l’Euribor ha registrato valori negativi. Per i mutuatari, questo si è tradotto in un’epoca d’oro: la parte variabile della loro rata, legata appunto all’Euribor, si è azzerata o quasi. Il costo del mutuo era limitato al solo spread, ovvero il guadagno fisso della banca.

Questa anomalia ha portato molti a una domanda legittima: se l’Euribor è negativo, la banca dovrebbe pagarmi gli interessi? La risposta, purtroppo, è no. Per proteggersi da questo scenario, la maggior parte dei contratti di mutuo include una specifica clausola. Come spiegato dagli esperti, questo meccanismo è fondamentale.

Anche con Euribor negativo, la banca non sarà mai tenuta a ‘pagare’ interessi al cliente. Molti contratti includono una clausola “floor” che stabilisce un tasso minimo.

– MutuiSupermarket, Analisi clausola floor nei mutui italiani

Questa clausola “floor” (pavimento) fissa di fatto a zero il valore minimo dell’indice di riferimento, garantendo che il tasso complessivo non scenda mai al di sotto dello spread. Quel periodo di tassi eccezionalmente bassi, sebbene vantaggioso, ha anche creato un’illusione di stabilità, portando molti a sottovalutare la natura intrinsecamente volatile dei tassi variabili.

Rappresentazione visiva dell'era dei tassi negativi

L’immagine delle gocce sospese contro la gravità rappresenta bene l’anomalia di quel periodo. Un’era che sembrava potesse durare per sempre, ma che si è conclusa bruscamente con il ritorno dell’inflazione, ricordando a tutti che i tassi, come la gravità, alla fine tendono a tornare alla normalità.

L’errore di non avere un “cuscinetto” di liquidità per coprire aumenti rapidi dell’Euribor

L’errore più comune e pericoloso per chi ha un mutuo a tasso variabile è vivere alla giornata, senza prepararsi agli inevitabili aumenti futuri. Scegliere il variabile significa accettare un rischio, e gestire questo rischio richiede una strategia proattiva. Il pilastro di questa strategia è la creazione di un “cuscinetto di liquidità”: una riserva finanziaria dedicata esclusivamente ad assorbire gli aumenti della rata senza dover intaccare il budget per le spese quotidiane o rinunciare ai propri progetti.

Non si tratta di una generica forma di risparmio, ma di un fondo di emergenza calcolato scientificamente. L’obiettivo è quantificare lo “scenario peggiore” plausibile e assicurarsi di avere le risorse per affrontarlo. Quanto dovrebbe essere grande questo cuscinetto? Gli esperti consigliano di avere liquidità sufficiente a coprire la differenza di rata per almeno 12-18 mesi, simulando un aumento significativo dei tassi. Ad esempio, se la rata attuale è di 500€ e con un Euribor più alto del 3% salisse a 700€, il cuscinetto dovrebbe essere di almeno 2.400€ (200€ di differenza x 12 mesi).

Costruire questa rete di sicurezza non è un’opzione, ma un dovere per chiunque voglia dormire sonni tranquilli con un tasso variabile. Ignorare questa precauzione significa esporsi al rischio di trovarsi improvvisamente con una rata insostenibile, costretti a decisioni drastiche. Per evitare questo stress, è fondamentale passare dalla speranza alla pianificazione.

Piano d’azione: calcola il tuo cuscinetto di sicurezza

  1. Simula l’impatto sulla tua rata di un aumento dell’Euribor di 1, 2 e 3 punti percentuali utilizzando un calcolatore online.
  2. Calcola la differenza tra la rata nello scenario peggiore (es. +3%) e la tua rata attuale.
  3. Moltiplica questa differenza per 18: questo è l’importo minimo del tuo cuscinetto di liquidità.
  4. Verifica di avere questa somma disponibile e, in caso contrario, definisci un piano di risparmio mensile per raggiungerla.
  5. Rivedi questo calcolo ogni 6 mesi per adeguarlo all’evoluzione reale dei tassi e del tuo debito residuo.

Dove controllare l’andamento giornaliero dell’Euribor per anticipare la prossima rata?

Per passare da mutuatario passivo a osservatore attivo, è essenziale costruire un proprio “cruscotto di monitoraggio” personale. Non si tratta di controllare ossessivamente i tassi ogni giorno, ma di stabilire una routine di verifica informata nei momenti chiave. Anticipare la prossima rata è possibile, a patto di sapere dove guardare e cosa cercare. Le fonti di informazione sono poche ma cruciali, e combinarle fornisce una visione chiara sia sul breve che sul medio termine.

Innanzitutto, è fondamentale conoscere la data di rilevazione esatta prevista dal proprio contratto di mutuo: è in quel giorno specifico che la banca “fotografa” il valore dell’Euribor che verrà applicato alla rata successiva. In secondo luogo, è importante distinguere tra le varie scadenze dell’indice. Come evidenziato dall’Osservatorio tassi, l’Euribor varia per scadenza: 1, 3, 6, 9 e 12 mesi, e bisogna monitorare quella specifica del proprio contratto. Infine, per avere una visione prospettica, è utile seguire le decisioni e le comunicazioni della BCE, che anticipano la direzione futura dei tassi.

Ecco un elenco pratico delle risorse da tenere sotto controllo per non essere mai colti di sorpresa:

  • Portali finanziari specializzati: Siti come MutuiOnline offrono sezioni “Osservatorio Tassi” con l’aggiornamento quotidiano del valore dell’Euribor (es. Euribor 3M), permettendo di vedere il trend in avvicinamento alla propria data di rilevazione.
  • Sito della BCE: Monitorare il calendario delle riunioni del Consiglio Direttivo e leggere i comunicati stampa è il modo migliore per avere previsioni di medio termine. Le parole del Presidente della BCE sono il segnale più forte sulla direzione futura dei tassi.
  • Sito dell’ISTAT: Controllare i dati mensili sull’inflazione in Italia. Un’inflazione in calo persistente aumenta le probabilità di un futuro taglio dei tassi da parte della BCE, e viceversa.
  • Il proprio contratto di mutuo: Rileggere attentamente la clausola che definisce la data e la modalità di rilevazione dell’Euribor. Questa è l’informazione più importante di tutte per un calcolo preciso.

Perché chiedere un prestito auto oggi costa il 3% in più rispetto a due anni fa?

L’impatto dell’aumento dei tassi di interesse non si limita ai soli mutui per la casa, ma si estende a tutto il mondo del credito al consumo, inclusi i finanziamenti per l’acquisto di un’auto. Il meccanismo di fondo è identico: il costo del denaro per le banche è aumentato, e questo maggior costo viene trasferito ai clienti finali. Anche se i prestiti personali e i finanziamenti auto non sono sempre indicizzati direttamente all’Euribor come i mutui variabili, i tassi fissi proposti sono fortemente influenzati dal contesto generale dei tassi di interesse.

Due anni fa, in un’era di Euribor negativo e tassi BCE a zero, le società finanziarie potevano offrire condizioni estremamente vantaggiose. Oggi, con un contesto radicalmente cambiato, i tassi proposti per un prestito auto sono notevolmente più alti. Questo si traduce in un costo totale del finanziamento decisamente superiore per il consumatore finale. Un’analisi concreta mostra l’entità di questo aumento.

Studio di caso: Confronto costi finanziamento auto pre e post rialzo BCE

Con un Euribor a 3 Mesi che si attesta intorno al 2,018%, i tassi medi per i prestiti auto hanno subito un incremento che va dal 2,5% al 3% rispetto ai livelli del 2022, quando l’Euribor era ancora in territorio negativo. In termini pratici, un prestito di 20.000€ per l’acquisto di un’auto, rimborsabile in 5 anni, oggi può costare al consumatore circa 1.500€ in più di soli interessi rispetto a quanto sarebbe costato lo stesso finanziamento due anni fa.

Questo esempio dimostra come le decisioni di politica monetaria abbiano un impatto tangibile e diretto sulle tasche dei consumatori, anche per acquisti non immobiliari. Comprendere la dinamica dei tassi di interesse è quindi fondamentale non solo per chi ha un mutuo, ma per chiunque si appresti a richiedere una qualsiasi forma di finanziamento, per poter valutare con consapevolezza il momento migliore per farlo e il costo reale dell’operazione.

L’errore di scegliere il variabile quando i tassi sono ai minimi storici e possono solo salire

Scegliere un mutuo a tasso variabile quando i tassi di interesse sono ai minimi storici può sembrare una mossa astuta, ma nasconde una trappola psicologica e finanziaria. In una situazione del genere, la probabilità che i tassi scendano ulteriormente è minima, mentre la probabilità che risalgano è quasi una certezza. È una scommessa asimmetrica in cui il potenziale di guadagno (un’ulteriore, lieve diminuzione della rata) è di gran lunga inferiore al potenziale di perdita (un aumento significativo e prolungato della rata). Molti, attratti dalla rata iniziale più bassa rispetto a un tasso fisso, cadono in questo errore di valutazione.

Come sottolinea la guida di MutuiOnline, la natura stessa del tasso variabile implica un’assunzione di rischio consapevole da parte del mutuatario.

Chi sceglie un tasso variabile si sottopone al rischio di oscillazione dei tassi. L’andamento dell’Euribor potrebbe portare a un calo o aumento della rata.

– MutuiOnline, Guida al calcolo rata mutuo

L’errore non sta nello scegliere il variabile in sé, ma nel farlo senza una strategia di uscita o un’analisi del “punto di pareggio” (break-even point). Questo calcolo consiste nel confrontare il risparmio accumulato nei primi anni grazie alla rata più bassa del variabile con il potenziale maggior costo futuro quando i tassi saliranno. Se, ad esempio, il tasso fisso proposto era al 2,90% e si è scelto un variabile al 2,20% (con spread inclusi), si sta risparmiando lo 0,70% all’anno. Bisogna calcolare per quanti mesi o anni questo risparmio può compensare un futuro aumento che porti il variabile, per esempio, al 4%. Se i tassi salgono rapidamente, il vantaggio iniziale può essere eroso in pochissimo tempo, rendendo la scelta del variabile retrospettivamente svantaggiosa.

La scelta del tasso variabile dovrebbe quindi essere sempre accompagnata da un’attenta valutazione del ciclo dei tassi di interesse e da un piano B, come la possibilità di una surroga a tasso fisso nel momento in cui le condizioni di mercato iniziano a peggiorare, prima che diventi troppo tardi e troppo costoso.

Da ricordare

  • L’Euribor non è un indice autonomo, ma segue fedelmente le decisioni sui tassi della BCE, che a sua volta reagisce all’andamento dell’inflazione.
  • La scelta della scadenza dell’Euribor (1, 3, 6 mesi) è una decisione strategica che definisce il trade-off tra reattività della rata e stabilità del budget.
  • La gestione proattiva di un mutuo variabile si basa su due pilastri: un “cruscotto di monitoraggio” per anticipare i trend e un “cuscinetto di liquidità” per assorbire gli aumenti.

Rata del mutuo troppo alta: quali opzioni hai oggi per abbassarla senza perdere la casa?

Quando l’aumento dell’Euribor trasforma la rata del mutuo da una spesa gestibile a un peso insostenibile, è facile sentirsi sopraffatti. Tuttavia, prima di arrivare a una situazione di crisi, esistono diverse opzioni concrete e strumenti legali pensati per aiutare i mutuatari in difficoltà. Agire tempestivamente e dialogare con la propria banca è il primo passo fondamentale. Le soluzioni principali a disposizione oggi in Italia sono la rinegoziazione, la surroga e, per i casi più critici, l’accesso a fondi di sostegno statali.

La rinegoziazione consiste nel rinegoziare le condizioni del mutuo con la propria banca, ad esempio allungando la durata del finanziamento per abbassare l’importo della rata mensile. La surroga (o portabilità) permette invece di trasferire il proprio mutuo a un’altra banca che offre condizioni migliori, come un tasso fisso più conveniente, senza costi aggiuntivi. Per chi si trova in una difficoltà economica temporanea e certificabile, lo Stato italiano mette a disposizione uno strumento di tutela fondamentale.

Soluzione concreta: il Fondo di Sospensione Mutui “Fondo Gasparrini”

Gestito da CONSAP per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo Gasparrini permette di sospendere il pagamento dell’intera rata del mutuo fino a un massimo di 18 mesi. Questa misura è accessibile in caso di eventi specifici come la perdita del lavoro, la riduzione dell’orario lavorativo o gravi condizioni di salute. Per accedere al fondo, è necessario avere un ISEE non superiore a 30.000 euro e un mutuo per l’acquisto della prima casa di importo non superiore a 250.000 euro. Durante il periodo di sospensione, il Fondo si fa carico del 50% degli interessi che maturano.

Queste opzioni dimostrano che esistono vie d’uscita concrete. L’importante è non subire passivamente la situazione, ma informarsi, valutare tutte le strade percorribili e agire prima che il problema diventi ingestibile. La trasparenza con il proprio istituto di credito è sempre la strategia migliore.

Per applicare questi concetti alla tua situazione specifica e valutare la soluzione più adatta, il passo successivo consiste nell’ottenere un’analisi personalizzata del tuo mutuo e della tua capacità di rischio.

Scritto da Giulia Moretti, Consulente Finanziaria Indipendente (CFA) specializzata in pianificazione patrimoniale e gestione degli investimenti per privati. Esperta in costruzione di portafogli ETF, obbligazioni governative e strategie anti-inflazione.